25 novembre – GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE –

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FEMMINICIDIO. Una vera e propria violenza di genere, una strage indisturbata, una strage che affonda le radici nella cultura e su antichi pregiudizi e stereotipi, al Nord come al Sud, senza distinzione di ceto. Sarebbe bene ricordarsene non solo oggi, ma anche tutti gli altri 364 giorni dell’anno. Femminicidio, una parola che mette i brividi, una parola che indica un crimine contro l’umanità (donna generatrice e portatrice di vita), una parola che indica una strage silenziosa che quotidianamente miete vittime. Solo nel 2013, in Italia, nel nostro Paese civile, una donna uccisa ogni due giorni. Dato che fa riflettere. Quello che annichilisce di più in questa violenza di genere, oltre la morte corporale, è l’uso degli acidi corrosivi gettati codardamente sui volti delle donne. Della serie: o con me o con nessun altro, neanche con te stessa. Questo è il gesto più vigliacco che si possa compiere. La corrosione delle fattezze del viso femminile rappresenta palesemente la volontà lucida di cancellare il futuro della donna, eliminando ciò che la rende unica, ciò che la rappresenta: lo sguardo. Perché tanta violenza sulle donne? Molti atti delittuosi sono la conclusione tragica di ripetuti episodi di stalking, che spesso si concludono con l’omicidio dell’ex compagna e addirittirittura con il suicidio dello stalker stesso. Non c’è una spiegazione definita e certa, forse la risposta è nei mutamenti della società? Lo scatenarsi della rabbia di un uomo contro una donna legata in modo affettivo è senz’altro un indizio. Alcuni uomini fanno fatica ad accettare che la donna sia una persona a sé stante, con le sue capacità decisionali autonome, che può anche ricominciare una nuova pagina della sua vita, reinventandosi ex novo, anche se finisce una storia. La donna di oggi non si accontenta più di fare figli e di allevarli in silenzio, non sopporta più i tradimenti. Le donne, specie italiane, sono affrancate, anche troppo. Forse qualche individuo particolarmente debole ed insicuro questo non lo accetta, non lo capisce, sente sgretolarsi tutto quel mondo al quale era stato abituato fin da bambino. Non tutti gli uomini per fortuna sono così: ce ne sono di moltissimi, sono la maggioranza, che sono compagni attenti e intelligenti, sensibili, collaborano a casa e fuori casa con “l’azienda” famiglia, capiscono che oggi anche la moglie lavora, riporta lo stipendio e torna stanca. Tutto viene fatto per amore e si può fare solo con e per amore, guai a quell’uomo, arretrato retaggio educativo di secoli fa, che pretende questo e quello dalla sua compagna. Ci si deve aiutare insieme. Troppo spesso la gelosia estrema, la possessività, l’intolleranza nei confronti dell’abbandono, sbandierati come sofferenze d’amore e come orgoglio ferito, alimentano un’ossessione distruttiva ed autodistruttiva. Tutti i giorni le cronache ci danno notizie che parlano di donne vittime di violenza, quasi sempre in famiglia, a differenza dello stereotipo che vuole avvenga fuori casa e ad opera di stranieri. A fare violenza per la maggior parte dei casi sono quei mariti, compagni, fidanzati, quegli uomini che vanno a commentare gli articoli dei giornali accusando le redazioni di essere “misandriche”; gli stessi che accusano le donne di portarli all’esasperazione e di meritare la violenza. Sono quelli che ritengono che le donne vengono stuprate perché escono seminude. Quegli uomini che vedono la donna come un oggetto, una proprietà. Tutti quegli uomini che non hanno ancora capito che quella rappresentazione offensiva della donna dettata dai media riguarda in primo luogo loro.  Dagli anni Ottanta, anche nel nostro Paese, la violenza sulle donne è stata riconosciuta come un fenomeno dovuto alla relazione tra i sessi ed è venuta allo scoperto grazie anche all’attività dei Centri Antiviolenza che sostengono le donne offrendo ascolto, consulenza, assistenza giuridica, accoglienza in strutture a tutela di donne e bambini maltrattati. Esistono reti a sostegno delle donne dove istituzioni e associazioni cooperano per fronteggiare interventi mirati, anche a scopo prventivo con progetti finalizzati alla diffusione della cultura di genere grazie ad operatori dei servizi sociali e delle forze dell’ordine, dei servizi sanitari e della scuola. La donna sta acquisendo consapevolezza: dalla considerazione di una donna,  fragile e passiva vittima “predestinata”, si passa sempre più a quella di una donna come soggetto attivo, credibile, forte, che reagisce per proteggere se stessa e i figli dalle varie forme di prevaricazione. Esistono vari tipi di violenza sulle donne e molti stereotipi e luoghi comuni su questo fenomeno. Come cittadini dobbiamo comprendere ed essere in grado si sostenere la donna maltrattata. Ogni donna reagisce in modo differente alla violenza, ha diverse capacità di sopportazione e consapevolezza: chi reagisce al primo episodio, chi aspetta/spera che lui cambi, chi chiede aiuto solo quando si giunge a violenze aberranti e insopportabili. Solo l’iniziale coscienza che si è di fronte ad un problema irrisolvibile da sole crea una profonda sofferenza.
Tanti sono i tipi di violenza di genere:

• VIOLENZA SESSUALE
Coercizione alla sessualità, essere umiliata o brutalizzata durante un rapporto sessuale, essere obbligata a ripetere scene pornografiche, essere prestata ad un amico per un rapporto sessuale.
• MALTRATTAMENTO FISICO
Ogni forma d’intimidazione o azione, una violenza fisica esercitata su un’altra persona. Spintonare, sovrastare fisicamente, rompere oggetti come forma di intimidazione, sputare contro, mordere, tirare i capelli, gettare dalle scale, picchiare, bruciare con le sigarette, privare di cure mediche o del sonno, sequestrare, strangolare, ferire, uccidere.
• MALTRATTAMENTO ECONOMICO
Controllo che limita l’indipendenza economica di una persona. Privare delle informazioni relative al conto corrente e alla situazione patrimoniale e reddituale del partner, non condividere le decisioni relative al bilancio familiare, costringere la donna a spendere il suo stipendio nelle spese domestiche, costringerla a fare debiti, tenerla in una situazione di privazione economica continua, rifiutarsi di pagare un congruo assegno di mantenimento o costringerla ad umilianti trattative per averlo, licenziarsi per non pagare gli alimenti, impedirle di lavorare, sminuire il suo lavoro, obbligarla a licenziarsi, a cambiare tipo di lavoro oppure a versare lo stipendio sul conto dell’uomo.
• MALTRATTAMENTO PSICOLOGICO
La violenza psicologica accompagna sempre la violenza fisica e in molti casi la precede. Corrisponde a ogni forma di abuso e mancanza di rispetto che lede l’identità della donna. Il messaggio che passa attraverso la graduale violenza psicologica è che chi ne è oggetto è una persona priva di valore e questo può determinare in chi lo subisce la successiva accettazione di altri comportamenti violenti. Il maltrattamento psicologico procura una grande sofferenza e si manifesta in vario modo: disistima, distorsione della realtà oggettiva, comportamento persecutorio (stalking), eccessiva attribuzione di responsabilità e colpe, indurre senso di privazione e paura cronica.

Sono tantissimi gli stereotipi e i luoghi comuni sulla violenza sulle donne:

• LA VIOLENZA VERSO LE DONNE È UN FENOMENO POCO DIFFUSO
Invece è un fenomeno esteso, anche se ancora sommerso e per questo sottostimato. Ci sono molte donne che hanno alle spalle storie di maltrattamenti ripetuti nel corso della loro vita.
• LA VIOLENZA VERSO LE DONNE RIGUARDA SOLO LE FASCE SOCIALI SVANTAGGIATE
Invece è un fenomeno trasversale che interessa ogni strato sociale, economico e culturale senza differenze di età, religione e razza.
• LE SONO SONO PIU’ A RISCHIO DI VIOLENZA DA PARTE DI SCONOSCIUTI
I luoghi più pericolosi invece sono la casa e gli ambienti familiari. Gli aggressori più probabili sono i loro partner, ex partner o altri uomini conosciuti: amici, familiari, colleghi, insegnanti, vicini di casa.
• SOLO ALCUNI TIPI DI UOMINI MALTRATTANO LA PROPRIA COMPAGNA
Molti studi documentano che non è possibile individuare il tipo del maltrattatore. Nessuna razza razza, età, condizioni socioeconomiche o culturali sono determinanti. I maltrattatori non rientrano in nessun tipo specifico di personalità o di categoria diagnostica.
• LA VIOLENZA NON INCIDE SULLA SALUTE DELLE DONNE
La violenza di genere è stata definita dall’OMS come un problema di salute pubblica che incide gravemente sul benessere piscofisico delle donne.
• LA VIOLENZA VERSO LE DONNE È CAUSATA DA UN RAPTUS
La maggior parte delle violenze sono premeditate. Di solito le donne sono picchiate in parti del corpo in cui le ferite sono meno visibili.
• I PARTNER VIOLENTI SONO PERSONE CON PROBLEMI DI TOSSICODIPENDENZA O PSICHIATRICI
Credere che il maltrattamento sia connesso a manifestazioni di patologia mentale ci aiuta a mantenerlo lontano dalla nostra vita, a pensare che sia un problema degli altri.
GLI UOMINI VIOLENTI SONO STATI A LORO VOLTA VITTIME DI VIOLENZA DURANTE L’INFANZIA
Il fatto di aver subito violenza da bambini non comporta automaticamente diventare violenti in età adulta. Ci sono sia maltrattatori che non hanno mai subito o assistito a violenza durante l’infanzia, sia vittime di violenza che non ripetono tale modello di comportamento.
• ALLE DONNE CHE SUBISCONO VIOLENZA PIACE ESSERE PICCHIATE, ALTRIMENTI SE NE SAREBBERO ANDATE VIA DI CASA
Paura, dipendenza economica, isolamento, mancanza di alloggio, riprovazione sociale (spesso da parte della propria famiglia di origine) sono alcuni dei fattori che rendono difficile per le donne interrompere la situazione di violenza.
• SE UNA DONNA VIENE PICCHIATA È PERCHÉ SE LO MERITA
Nessun comportamento di una donna giustifica violenza da essa subita. Inoltre gli episodi di violenza iniziano abitualmente per futili motivi.
• I FIGLI HANNO BISOGNO DI UN PADRE ANCHE SE VIOLENTO
Studi a questo riguardo dimostrano che i bambini crescono in modo più sereno con un genitore solo piuttosto che in una famiglia in cui il padre picchia la madre.
• ANCHE LE DONNE SONO VIOLENTE CON I LORO PARTNER
Una significativa percentuale di aggressioni e di omicidi compiuti dalle donne nei confronti del partner, si verifica a scopo di autodifesa e in risposta a gravi situazioni di minaccia per la propria sopravvivenza. Inoltre, quando esiste si configura in modo diverso e raramente assume le caratteristiche di sistematicità e lesività che caratterizzano il maltrattamento maschile.

Tantissime sono le campagne pubblicitarie che si susseguono negli anni e tutte lanciano più o meno lo stesso messaggio. Ci sono poi campagne, come quella di Creative Commons (un’organizzazione non profit, la cui missione è espandere la portata delle opere di creatività in modo da amplificarne gli effetti. Ciò significa che chiunque potrà divulgare la campagna liberamente: l’adesione è aperta a tutti i soggetti e medi),  che sono rivolte completamente alle donne, come quella di “Riconosci la violenza” nata dal lavoro di Anna Paola Concia, Alessandra Bocchetti (saggista femminista), ed Eliana Frosali (copywriter), dove la donna non è vittima, dove non si troveranno né occhi pesti, né occhi bassi. Una plurisoggetto: vengono proposti sette consigli utili per evitare la violenza e le protagoniste sono sette ragazze normali. Un decalogo per ricordare alle giovani donne che possono agire invece di subire, e che agire è una scelta di libertà. La libertà di escludere fin dall’inizio un uomo violento dalla propria vita, imparando a non scambiare la violenza per amore.

 

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