Milano: assassinato un rinoceronte. “Chi è stato?”

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Questa mattina Milano si è svegliata con una scena che ha dell’incredibile. In Piazza Cadorna, milanesi e pendolari si sono ritrovati sulla scena di un crimine: un grosso rinoceronte è stato assassinato. La vittima era coperta da un lenzuolo bianco, scoperta solo la sua testa privata del corno con un taglio (molto realistico) operato dai bracconieri. Attorno al corpo una vistosa traccia di sangue e un nastro segnaletico con la scritta “CHI È STATO?”. Decine di passanti attoniti sono rimasti a guardare la sagoma deturpata e straziata dell’animale, facendo rimbalzare sui vari Social parecchie foto e la notizia. Il corpo esanime, giacente a terra ovviamente è finto: è un esemplare di rinoceronte nero, una specie rarissima, originario dell’Africa Subsahariana, spiega il WWF.  Il risultato è stato di forte impatto per la realistica rappresentazione degli effetti del bracconaggio. WWF vuole sensibilizzare sulla scomparsa di questo animale e di tante altre specie sempre più in estinzione. In questi giorni “Living Planet 2014“, la decima edizione della pubblicazione biennale del WWF, sottolinea come dal 1970 al 2010 la biodiversità dei vertebrati sia diminuita del 52%, dato drammaticamente sempre più crescente. La popolazione umana mondiale è sempre più in espansione riducendo le popolazioni animali e il loro habitat. «La nostra è una chiamata urgente all’azione, non possiamo più aspettare», è l’appello lanciato da Donatella Bianchi, presidente del Wwf Italia. Il rapporto, che ha come sottotitolo “Specie e spazi, gente e luoghi”, esamina lo stato del nostro pianeta e in particolare analizza le popolazioni di oltre 10 mila specie di vertebrati. Wwf non si limita a puntare il dito indicando semplicemente quello che non funziona, ma avanza proposte e metodologie per invertire la rotta. «È necessario agire subito in tutti i settori della società per costruire un futuro più sostenibile», aggiunge Bianchi. Quali le principali cause delle perdita di biodiversità? Non una sola prevalente, ma il mix dovuto alla perdita di habitat e il degrado degli habitat stessi, alle quali si aggiungono pesca (sfruttamento risorse ittiche), caccia (bracconaggio delle specie più a rischio come elefanti, rinoceronti e tigri) e il cambiamento climatico che provoca l’acidificazione dei mari e degli oceani. Questi danni sono conseguenza del modo che la nostra società ha scelto di vivere. Per intenderci, se tutta la popolazione mondiale volesse vivere secondo lo stile di vita di un cittadino medio italiano servirebbero 2,6 pianeti. Se si vivesse come i danesi di pianeta Terra ne servirebbero 4,3. Living Planet Report 2014 evidenzia come le aree protette gestite efficacemente siano in grado di avere un ruolo molto importante per la salvaguardia della fauna selvatica. Le popolazioni animali nelle aree protette in ambienti terrestri soffrono meno della metà del tasso di declino presente nelle aree non protette.
L’edizione italiana del rapporto è stata presentata a Milano, che il prossimo anno ospiterà Expo 2015 sul tema “Nutrire il pianeta. Energia per la vita.” In sostanza: come fornire cibo a una popolazione in aumento senza andare a occupare gli habitat delle specie animali, quindi a intaccare ulteriormente la biodiversità? «In un momento in cui tante persone vivono ancora in condizioni di povertà, è essenziale lavorare insieme per creare soluzioni che funzionano per tutti», sottolinea Marco Lambertini, direttore generale del Wwf Internazionale. Il rapporto 2014 è quindi una base importante sulla quale costruire le soluzioni che non possono essere più differite.
A meno di non andare in giro nella galassia per trovare il pianeta e mezzo che ci manca per proseguire in uno stile di vita non più sostenibile.

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